.. Pillole di Storia …. sulle strade della Coast to Coast …

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Il fenomeno della moda Positano nasce alla fine degli anni ’50 quando questo che era un paese di pescatori diventò una delle mete turistiche della “dolce vita”. Nei decenni precedenti il turismo in costiera era elitario e invernale. Qui venivano musicisti, pittori e nobili soprattutto da Nord Europa, attirati dal clima mite e salubre. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Costiera Amalfitana viene scoperta da un pubblico più eterogeneo che mescola allegramente intellettuali e personaggi del jet set e figli dei fiori. Le stagioni di punta diventano la primavera e l’estate, la spiaggia non è più il luogo dove i pescatori preparano le barche e riparano le reti ma uno spazio sociale dove abbronzarsi, incontrarsi e divertirsi. 

Quando le sarte inventarono una moda partendo dalle “pezze”

Ieri come oggi chi arriva a Positano viene sedotto dai suoi colori, dalla sua perenne aria di vacanza e ha voglia di cambiare look scegliendo uno stile più fresco e informale. Questa fu la grande intuizione di alcune sarte positanesi che si rifecero alla tradizione locale delle “pezze” ovvero a dei canovacci in canapa e cotone tinti in casa con colori brillanti. Partendo da questi tessuti iniziarono a confezionare abiti ampi e scollati, gonne rifinite da strisce di merletto, camicie da portare come copricostume e anche i primi bikini, spesso realizzati all’uncinetto o con piccoli pezzi di stoffa arricchiti da applicazioni e perline. 

Uomini e donne scoprirono che i pantaloni più comodi erano quelli “alla pescatora”, corti sotto al ginocchio e perfetti per salire e scendere dalle barche quando non c’era il pontile.

La moda Positano: ieri come oggi è un appuntamento con l’estate

Erano passati 100 anni da quando il pittore John Ruskin nel 1847 scriveva che le ragazze di Positano portavano “un fazzoletto obliquo sul petto di colore vivace, corsetto aperto, gonne corte e sandali ai piedi”. Niente di nuovo sotto il sole eppure tra gli anni ’50 e ’60 ci fu la sensazione che una nuova moda era stata lanciata. 
Una moda non passeggera, ma anzi duratura perché aveva tutte le caratteristiche di un “appuntamento con l’estate” diventato ormai un classico. E’ per questo che anche oggi è facile farsi contagiare dal desiderio di acquistare un capo in “stile Positano” e lo shopping tra le boutique delle stradine principali è una delle attività più piacevoli e divertenti del viaggiatore che viene qui a trascorrere le vacanze.





La carta di Amalfi deve il suo secondo nome, Charta Bambagina, al particolare procedimento di produzione, che, prescindendo dall’utilizzazione dellacellulosa ricavata dal legno, parte da raccolte di cenci e stracci di linocotone e canapa di colore bianco.
 Tali stoffe venivano in passato ridotte in poltiglia per mezzo di magli chiodati mossi da mulini a propulsione idraulica (ancora oggi visibili nella zona), oggi invece attraverso macchinari più sofisticati che ne permettono una maggiore raffinatezza.
 La fibra, disciolta nell’acqua veniva e viene poi, a mano, trasformata in fogli per mezzo di telai formati da fili di ottone e bronzo, recanti per lo più in filigrana, gli stemmi delle antiche famiglie nobiliari della città.
L’introduzione delle cartiere nel territorio amalfitano avvenne, come si è dimostrato, nel corso del XIII secolo.
Gli opifici per la fabbricazione della carta vennero impiantati lungo la Valle dei Mulini. Proprio la presenza di abbondante acqua e la possibilità, grazie alla fiorente attività commerciale, di procurarsi facilmente gli stracci , fecero degli Amalfitani importanti produttori di carta. Dal XV secolo aumentò l’esigenza di scritture pubbliche e private e ciò determinò l’impianto di nuove cartiere, il cui numero crebbe, come afferma Don Giuseppe Imperato, dopo il Concilio di Trento quando fu resa obbligatoria per le Parrocchie la trascrizione degli atti di battesimo, cresima, matrimonio e morte.


Per oggi è tutto, runners .. !!

Alla prossima !!

Buona corsa a tutti !!


Mario Filippo della Paolera

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